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Tassazione plusvalenze criptovalute

La normativa italiana ad oggi non prevede disposizioni fiscali in merito alla tassazione sulle criptovalute. E' quindi necessario rifarsi a principi generali.

La normativa italiana ad oggi non prevede disposizioni fiscali in merito alla tassazione sulle criptovalute, purtuttavia esistono norme di principio generale che regolano la tassazione per tipologie di reddito, tra queste sono incluse la realizzazione delle plusvalenze.

L’agenzia delle entrate nella risoluzione n.2/E del 02/09/2016 afferma che “per quanto riguarda, la tassazione ai fini delle imposte sul reddito delle persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa.”

Purtuttavia con interpello n. 956-39/2018 l’agenzia delle entrate chiarisce che le cessioni a pronti di valuta virtuale non danno origine a redditi imponibili mancando la finalità speculativa salvo generare un reddito diverso qualora la valuta ceduta derivi da prelievi da portafogli elettronici (wallet), per i quali la giacenza media superi un controvalore di euro 51.645,69 per almeno sette giorni lavorativi continui nel periodo di imposta, ai sensi dellart. 67 com. 1 leter. C-ter del testo unico delle imposte.

Per quanto riguarda, i redditi derivanti dalle operazioni realizzate su mercato FOREX e da Contract for Difference (CFD) aventi ad oggetto valute virtuali, si ritiene che gli stessi costituiscono redditi diversi ai sensi dellart. 67, com 1, let c-quater, del turi.

Tali redditi hanno natura finanziaria e quindi tassati nel quadro RT ad imposta sostitutiva al 26%.

L’agenzia ai sensi dell’art. 4 dl n.167 del 1990 prevede la compilazione del quadro RW, precisando che le valute virtuali non sono soggette ad imposta IVAFE.

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